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CHI HA QUALCHE
NOZIONE DI ELETTROTECNICA PUO' INSTALLARE AUTONOMAMENTE L'APPARECCHIO.
Sul tempo dell’autonomia energetica si è discusso a lungo. Tutti
sappiamo che la batteria di servizio dell’autocaravan è capace di fornire
corrente continua a 12v, mentre allacciandoci alla rete fissa (vedi la
colonnina dei campeggi) possiamo avere a disposizione anche corrente
alternata a 220V. La domanda è però ricorrente: e se voglio
avere “la 220” senza fermarmi in campeggio? Quasi tutti ormai conoscono
i generatori di corrente, mentre non tutti sanno cosa sono gli
inverter. Il che è presto detto: un inverter altro non è che un
apparecchio capace di trasformare la corrente continua a 12V in corrente
alternata a 220V. L’uovo di Colombo, quindi, capace di assicurare
quella tanto desiderata autonomia dalla rete fissa? Non proprio, però
i vantaggi non sono di poco conto, considerata la spesa tutto sommato
modesta. Ecco perché siamo andati a seguire l’installazione di un
inverter presso l’officina Axel
Camper di Pero (MI). La prima cosa da fare è scegliere il
modello giusto in base alle nostre esigenze.
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Occorrente:
costo
dell’intervento: circa 240 €uro (inverter presa e cavi)
Tempo
previsto per l’installazione : 4-6 ore
Materiale
necessario: cacciavite o avvitatore elettrico, trapano, punta a tazza
da 50 mm, viti per legno, seghetto per legno, saldatore, forbici, cavi
elettrici di sezione adeguata, canaline di protezione.
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Le
potenze sono le più varie: si va dai 100W agli oltre 1500W. In
teoria, quindi, è possibile allacciare qualsiasi cosa, vedi un
asciugacapelli o un aspirapolvere.
In realtà, non dobbiamo dimenticare che la batteria servizi ha una capacità
massima di 80-100Ah e sarebbe facile scaricarla in breve tempo collegando
apparecchi elettrici molto potenti.
Ecco quindi che un inverter, a bordo di un camper, può essere utilmente
impiegato quando le potenze in gioco sono limitate: si può quindi
alimentare un computer portatile, caricare un cellulare piuttosto che una
telecamera, oltre a far funzionare piccoli elettrodomestici con un limitato
assorbimento elettrico.
Per capire l’effettivo consumo occorre analizzare anche l’assorbimento
energetico dell’inverter. In questo caso è stato installato un
apparecchio da 600W con un consumo di 70 A. Se volessimo collegare,
poniamo caso, un’utenza da 100W, dovremmo fare questo calcolo: dividiamo
600W per 100W, scoprendo ovviamente che 100 è la sesta parte di 600 (600W:100W=6).
Dividiamo ora i 70 A per 6 (70 A:6=11,6 A).
Ecco quindi che la nostra utenza da 100W assorbirebbe quasi 12 A, il che
significa scaricare una batteria da 80Ah in poco più di 6 ore.
Ma la nostra batteria si scaricherebbe molto prima, perché utilizzeremmo
altre utenze, quali le luce interne o la pompa dell’acqua.
Fatta questa premessa, vediamo come installare l’inverter a bordo.
Dobbiamo trovare il posto giusto. L’ingombro è paragonabile a una
scatola di scarpe, ma è fondamentale assicurare un minimo di aerazione
all’apparecchio. Evitiamo pertanto le cassapanche e gli armadietti
chiusi, oppure pratichiamo alcuni piccoli fori per arieggiare
l’interno.
L’inverter può essere collocato in verticale o in orizzontale e viene
agganciato con 4 viti su una spalletta di legno (foto 1).
Volendo può anche essere fissato sul pavimento del mezzo. Ribadiamo
che quando si pratica un foro e si inserisce una vite è necessario avere la
piena consapevolezza di cosa si trova dalla parte opposta, per evitare di
danneggiare parti meccaniche, cavi elettrici e così via.
Nel caso in questione l’inverter è stato fissato dietro il sedile di guida,
facendo attenzione agli ingombri: il sedile deve poter arretrare e lo
schienale si deve poter inclinare. È utile collocare l’apparecchio
vicino alla batteria servizi, che in questo caso era posta sotto il sedile,
così da facilitare il collegamento elettrico (foto2), realizzato con
due cavi da 12mmq (uno per il positivo e uno per il negativo).
Più ci allontaniamo dalla batteria e maggiore dovrà essere la sezione dei
cavi. Per lavorare con più facilità, si è resa necessaria
l’asportazione del sedile di guida. È importantissimo inserire un
fusibile sul cavo che parte dal polo positivo, il più possibile vicino alla
batteria (foto 3).
Il fusibile deve avere un amperaggio uguale o superiore a quello indicato
sull’inverter (in questo caso 70 A). Il lavoro potrebbe essere
terminato se ci accontentassimo di collegare gli apparecchi a 220V
direttamente sulla presa posta sull’inverter. Il tecnico che ha eseguito
l’intervento ha voluto perfezionare l’impianto, prevedendo una presa
elettrica (ma possono essere anche due o tre) nell’abitacolo.
È stato impiegato un cavo per il 220V, in particolare un cavo inguainato da
3x1.5, fatto passare sotto il rivestimento della cabina (foto 4) e
poi all’interno della cassapanca, fissandolo con fascette.
Attenzione: deve essere scongiurato il rischio che i cavi (per
rottura o usura della guaina) tocchino parti metalliche, altrimenti si
potrebbe causare un corto circuito e sprigionare un incendio. Non
dimentichiamo che non c’è una vera e propria messa a terra, visto che il
negativo viene portato a massa sul telaio.
Anche
per questo motivo occorre prestare attenzione nell’utilizzo degli
apparecchi a 220V quando collegati all’inverter. La presa a 220V, dotata di
coperchio di sicurezza, viene fissata sulla cassapanca. Per questo si
pratica un foro nel compensato con una punta a tazza da 50 mm (foto 5).
Colleghiamo quindi i tre fili del cavo alla presa (foto 6) e
fissiamo quest’ultima al legno della cassapanca, con 4 viti
(foto 7).
Completiamo il lavoro inserendo il cavo da 220V nell’inverter, così che sia
assicurato il collegamento (foto 8). Rimontiamo il sedile che
avevamo smontato (foto 9).
Una prova di tutto l’impianto è d’obbligo, prima di partire.
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